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24 dicembre

ASPETTI DEL FANCIULLO DIVINO

 

“Ti prendono, o immortale Fanciullo, dal fianco di Rea!”

 

Avete mai guardato un Fanciullo assorto nei suoi giochi?

 

Non un qualunque bambino, ma un vero Fanciullo: di quelli con occhi grandi e seri, predisposti al sogno e alla visione, che amano spesso ritirarsi in un mondo inaccessibile agli altri e specialmente agli adulti e alle “femmine”, nel quale prendono corpo e loro fantasie.

 

Quello è il mondo divino, in cui il giovane privilegiato è ancora ammesso per brevi momenti, in grazia dei legami con il mondo della Manifestazione Sottile (o delle forme) che egli non ha ancora del tutto reciso; un maschio adulto non vi ha accesso perché ha perduto questi legami, mentre una femmina, per quanto giovane, non conosce quel mondo perché la sua azione magica si esplica in questo.

 

Io credo che sia la contemplazione dei giochi solitari di simili Fanciulli, e la riluttanza con cui infine se ne lasciano strappare (“Non sai, donna, che talvolta devo occuparmi...”) ad aver ispirato agli antichi l’immagine del Puer divino, di cui i cristiani celebrano la nascita in questi giorni.

 

Secondo alcuni antropologi, a mettere fine al matriarcato e al culto delle Madri e delle forze impersonali della Natura fu, almeno in parte, la scoperta che gli uomini fecero (dopo millenni, con il solito pronto intuito maschile) circa il loro ruolo nella procreazione: fu allora che si cominciò a delineare la figura del Padre Cielo, l’archetipico Dyaus delle origini indoeuropee diventato poi quasi tutte le divinità importanti.

 

Ma immaginate per un attimo il mondo prima di questa scoperta: mentre appariva piuttosto naturale che le donne producessero altre donne (così simili a loro, solo in scala diversa), la nascita di un bambino doveva essere un evento misterioso e cruciale, una fortuna insperata e sempre immeritata per la comunità, e al tempo stesso una minaccia latente.

 

Chi sarebbe diventato, quel Fanciullo quieto e silenzioso?

 

Avrebbe servito l’attuale re o lo avrebbe spodestato?

 

E soprattutto: da dove veniva?

 

Al di là della favoletta sul matriarcato (che non so quanto sia fondata), non è irragionevole pensare che il mistero legato alla comparsa di un Fanciullo e al suo comportamento abbia un ruolo nella formulazione di una delle storie più antiche e profonde mai raccontate.

 

Partiamo, come al solito, dalla seminale terra d’Egitto: il mio mito preferito, quello di Osiride e Iside, narra, fra le altre cose, di un figlio, Horo, concepito per magia da un Osiride già trapassato (cioè già metastorico, pienamente divino) e dalla sua sposa Iside (ancora viva, quindi semidivina), portatore di un destino regale e votato alla rigenerazione del cosmo; questo Fanciullo deve essere nascosto dall’ira dello zio Seth (che ha ucciso Osiride e ne ha disperso le spoglie), che lo cerca per mari e monti in quanto sa che egli rovescerà il suo precario dominio sul mondo.

 

Passiamo in Grecia: esistono molte versioni del Fanciullo divino, ma la più celebre è Zagreo, generato da Zeus in Demetra o in Persefone; ricercato dai Titani, egli si cela sotto forme mutevoli e viene infine smembrato e sacrificato (rinascerà sotto le spoglie di Dioniso, signore del Tutto nella nuova era del mondo).

 

E’ appena il caso di ricordare che lo stesso Zeus aveva avuto, da bambino, analoghe vicissitudini allorché la madre Rea l’aveva dovuto nascondere dalla gelosa ira del padre Crono...

 

E poi finiamo in Palestina, dove una madre vergine, che ha concepito misteriosamente un Fanciullo su cui si addensano le profezie, deve nasconderlo all’inquieta ricerca di Erode timoroso (ancora una volta) di essere spodestato.

 

Sempre ricorre questo elemento: l’esistenza del Fanciullo (cui pure è promessa una futura onnipotenza) è messa in pericolo da un’autorità in qualche modo illegittima, un sovrano usurpatore e malvagio che teme, e fraintende, il potere del Puer.

 

Naturalmente, per Frazer è tutta una questione di grano: il Fanciullo-seme deve essere seppellito nella fredda terra invernale, perché possa poi rifiorire e rigenerare il mondo in equilibrio e prosperità; ma queste interpretazioni materialistiche del mito mi lasciano sempre un dubbio, sul motivo per cui, volendo parlare semplicemente del grano, gli antichi poeti e sacerdoti non lo potessero chiamare col suo nome...

 

Altri autori, persuasi che la Tradizione sia sempre gnostica nella natura e nei propositi, vedono nel Fanciullo un’immagine della Verità (che nasce dall’anima pura, o “vergine”) e nel suo nascondimento una traccia del difficile rapporto che essa ha con le potenze mondane; ma anche questo mi sembra un poco riduttivo...

 

No, io credo che chiunque abbia contemplato un Fanciullo che gioca, o magari si ricordi di quand’era egli stesso uno di quegli esseri ineffabili, possa capire il significato del mistero invernale solo guardando dentro di sé.

 

E’ di un distacco che parlano tutte le leggende: di età che si susseguono e che portano i vivi sempre più lontano dalla felicità e dalla perfezione originaria, in uno schema del mondo e della storia inconciliabile con l’ingenuo ottimismo dei moderni e delle loro idee “evoluzionistiche”.

 

Ma le leggi del tempo risparmiano, non solo l’atemporalità che segue la morte, bensì anche quella che precede la nascita, e così ogni Fanciullo è divino perché ricorda, prima che il mondo lo disilluda e lo smembri come un’orda di Titani o un re vigliacco.

Commenti (1)

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Rossellaha scritto:
Decisamente complimenti per questo excursus mitologico..degno di un vero matematico assai colto come lei, collega caro.
25 Dic.

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