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    31 gennaio

    LA METAFISICA ATTRAVERSO LE CANZONETTE/3

     

    Stavolta Calle Maipù 994 affronta un mostro sacro della difficile arte del contrabbando di contenuti profondi mediante mezzi superficiali: andava fatto.

     

    IL MESSIA GNOSTICO IN DAVID BOWIE

     

    “Making love with his ego

    Ziggy sucked up into his mind

    like a leper Messiah.”

     

    Di David Bowie s’è detto praticamente tutto e io, qui, ora, non ho molto da aggiungere: dandy, trasformista, anticipatore dei tempi e delle mode, maudit a metà prezzo, fenomeno da baraccone, artista completo sulla scia di D’Annunzio e Warhol, quest’uomo (al quale nessuno riconosce un talento musicale o poetico specifico) è riuscito nella difficile impresa di mutare se stesso in un’icona che ipnotizza, come lo sguardo del basilisco.

     

    Io, che di solito incrocio lontano dai porti del rock, presi a incuriosirmi del mondo immaginale di questo famosissimo cantante per una circostanza inattesa: trovai un articolo su di lui nel sito di una loggia massonica svizzera.

     

    (Un secondo di riflessione sulle vie misteriose della fama, sulla dicotomia tradizionale fra “palese” e “occulto” e su come viaggiano le informazioni oggi...)

     

    Nulla di particolarmente originale: da Quicksand in giù, l’amico si era abbeverato a tutta la sapienza occulta disponibile per un rocker, senza tralasciare Crowley, Himmler, il Buddhismo in tutte le sue forme, i misteri spaziali e periodici aggiornamenti sul suo ondivago karma.

     

    Da allora ho ascoltato in lungo e in largo la sua opera e ho creduto di vedere una trama nella fitta rete dei suoi “personaggi”, quelli di cui parla nelle canzoni o che interpreta sul palco: la leggenda che Bowie ha tessuto intorno a sé (curiosamente incongrua con la sua, tutto sommato, comune biografia reale) è una riedizione in salsa glam del messianismo gnostico.

     

    All’indomani della favolosa tournée di Gesù di Nazaret in Galilea e a Gerusalemme, i suoi fan si divisero fra chi intendeva seguirne le orme e chi, invece, era uscito dalla morte del Figlio dell’Uomo amareggiato e risentito contro il mondo: questi ultimi, i cristiani gnostici, dopo essersi illusi per un po’ che la morte sul Calvario fosse un trucco di scena di natura metafisica (dilemma della doppia natura, Vangelo di Tommaso, etc.), realizzarono che la loro star era morta davvero e che non sarebbe tornata perché “il mondo non la meritava”.

     

    (Non è una storia nuova: Dioniso, Orfeo, Balder degli Asi, John Lennon sono tutti esempi di redentori che un’umanità oscurata dal vizio e dall’invidia ha rispedito in cielo fra sputi e insulti.)

     

    Nella mitologia bowieiana questo tema è costante: il suo canzoniere comincia profeticamente con un pezzo su Major Tom, un astronauta che, incalzato dalle domande un po’ pettegole trasmesse dalla torre di controllo, molla la navicella e decide di perdersi nel buio interstellare come un piccolo nulla galleggiante.

     

    Poi questa favola di fuga e di dispersione, attraverso molteplici metamorfosi, approda alla sua forma definitiva in The rise and fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars, album seminale, stupefacente e parabola messianica senza lieto fine, senza ombra di resurrezione.

     

    C’è l’atmosfera da Fine dei Tempi, che in Five years è dipinta come una catastrofe ambientale imminente e accettata con rassegnata disperazione da un’umanità che si riconosce colpevole:

     

    “News guy wept and told us
    earth was really dying
    cried so much his face was wet
    then I knew he was not lying.”

     

    C’è il Verbo, l’annuncio trionfale e delirante dell’Età della Luna in Moonage daydream, che Bowie definiva un pezzo scritto da Ziggy Stardust in persona e che promette la celebrazione di una nuova sacralità dell’umano in un paesaggio immaginario di visioni elettriche, sfrenamento sessuale e isterico avvicendamento delle identità:

     

    “Don't fake it baby, lay the real thing on me
    the church of man, love
    is such a holy place to be
    make me baby, make me know you really care.”

     

    C’è l’Avvento, la miracolosa manifestazione del Redentore (che ovviamente sceglie di entrare attraverso la radio nelle camere degli adolescenti), ansioso di trasmettere la sua buona novella ma ancora fragile e soggetto alle reazioni timorose di un Sinedrio di genitori e autorità, arcigni guardiani dell’esistente; ma la minaccia vera insita nella rivelazione messianica (per gli gnostici, persuasi dell’assoluta inconciliabilità della Verità e del Mondo) è la rivelazione in sé, che può straziare le menti degli uomini troppo limitati per comprenderla: è di questo pericolo che Bowie parla in Starman, quando dice

     

    “There's a starman waiting in the sky
    he'd like to come and meet us
    but he thinks he'd blow our minds.”

     

    Infatti la parabola del Messia glam, Ziggy Stardust (definito con sublime blasfemia “the Naz with God-given ass”), è un consumarsi breve e tragico, di fronte a un pubblico che lo ascolta incantato ma finisce per farlo a pezzi, per sacrificarlo all’altare della stessa ebbrezza dionisiaca e amorosa da lui cantata; ancora una volta, il messaggero divino si è incarnato in una stupefacente epifania e ha ripetuto agli uomini quanto limitato sia il mondo della loro esperienza quotidiana, ma loro per invidia e timore lo hanno ammazzato e nessuna Chiesa ne seguirà le orme:

     

    “When the boys had killed the man

    I had to break up the band.”

     

    Non c’è redenzione universale nel mondo gnostico: infatti la Gnosi declinò presto come religione, in quanto non aveva nulla da offrire alle masse.

     

    Ma l’eredità di quei Messia che sono morti senza risorgere è una salvezza di tipo privato, individuale, da conquistare al di là del ben motivato rifiuto della vita e della sua falsità, come il patetico protagonista di Rock’n’roll suicide:

     

    Oh no love! you're not alone
    you're watching yourself but you're too unfair
    you got your head all tangled up

     but if I could only make you care
    oh no love! you're not alone
    no matter what or who you've been
    no matter when or where you've seen
    all the knives seem to lacerate your brain
    I've had my share, I'll help you with the pain
    you're not alone.”

    Commenti (4)

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    pargoloha scritto:
    UAU!!!
    25 Mar.
    Yanezha scritto:
    Brrr...
    4 Mar.
    Senza nomeha scritto:
    Preparati a essere reclutato da FUZZINE.
    hoov
    2 Mar.
    Kugelmannha scritto:
    sono solo canzonette....rispondo con "Il segreto delle èpagine perdute" che cita più volte Albert Pike
    L'angelologia giudaica mi sembra ben interessante per la nostra tradizione, e questo articolo mi è molto piaciuto quindi lo condivido con voi:

    http://pluto.huji.ac.il/~stroumsa/Forms.pdf

    riverisco il Gran maestro dei Cavalieri teutonici dinastici di Chiaramonte
    2 Feb.

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    L'URL di riferimento per questo intervento è:
    http://callemaipu994.spaces.live.com/blog/cns!5705391BB8D4624A!502.trak
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